corrispondenze

–––Brasilia / Belém / Roma / Livorno

Bolsonaro annuncia in diretta la possibilità di un colpo di stato davanti agli ambasciatori stranieri: dopo aver definito "vulnerabile" il sistema elettorale brasiliano, ha chiesto un conteggio parallelo dei voti da parte delle forze armate per le elezioni previste il 2 ottobre. 

Qualche giorno prima Berna ha fatto il sopralluogo al mercato di Ver-O-Peso, e manda in chat a Paola dei video per farci vedere lo spazio.

File video

–––Bilbao

Arriviamo a Bilbao. È la prima volta che nel progetto SO IT IS riusciamo a materializzarci tuttx insieme, con i corpi, nello stesso spazio/tempo. Fare contatto, incontrare altrx artistx, e con loro incontrare altre pratiche, uno spazio con una comunità tutt’attorno, scambiare esperienze, punti di vista, dal vivo. La sera prima giriamo al Casco Viejo, tra le stradine, i ponti sul fiume e sulla ferrovia, il sole lunghissimo fin dentro la notte. Al mattino andiamo al bulegoa, ci aspetta Leire. È uno spazio aperto, anche spazialmente riverso sulla strada — fondato nel 2010 da Leire Vergara, Beatriz Cavia e Miren Jaio, si occupa di pratiche pedagogiche critiche, saperi situati e metodologie collaborative, prospettive femministe e decoloniali, trasformazione sociale connessa alle arti.
Vediamo il poster ideato da Itziar Markiegi a.k.a. Jana Jan e Myriam Rzm, performer e artiste sonore – hanno immaginato un corpo doppio, multiplo, un corpo collettivo in mutazione. Sono intervenute sullo scatto sia in maniera analogica che in photoshop. Il poster è posizionato davanti a una cassa, stampato su una carta leggera fatta apposta per vibrare a contatto con le onde sonore. Dopo l’azione sonora, staccheremo il poster dal supporto e andremo ad attacchinarlo su un muro della città.

Nel pomeriggio facciamo l’incontro – 𝕤𝕔𝕒𝕧𝕒𝕣𝕖 𝕓𝕦𝕔𝕙𝕚 𝕕𝕚 𝕟𝕠𝕥𝕥𝕖 è un formato di mappa/conversazione, è un groviglio di g͎r͎o͎v͎i͎g͎l͎i͎o͎ ͎d͎i͎ ͎c͎o͎s͎e͎ ͎i͎n͎g͎a͎r͎b͎u͎g͎l͎i͎a͎t͎e͎, in cui – insieme a Paola – attraversiamo pratiche performative e ricerche vagabonde fatta con altrx, partendo da frammenti sonori e immagini: il progetto nomade SO IT IS con tutti i suoi nodi spaziali e relazionali, il movimento transfemminista di Non Una Di Meno in Italia e che tipo di domande e di attivismo ha attivato nel mondo artistico che frequentiamo, come le azioni di anasuromai (2017) e poi sulla statua di Montanelli (2019) nello spazio pubblico, e da lì però tornare indietro alle voci – fragili, ancora nascenti, per la prima volta a prendere parola – della prima manifestazione femminista a Campo de’ Fiori nel 1972, la presenza luminosa quel giorno di Mariasilvia Spolato, primo atto di visibilità lesbica in Italia, e poi di voce in voce le occupazioni culturali in Italia degli anni Dieci (Teatro Valle, Macao e altre) partendo dal grido di Silvia e di Judith Malina nel Teatro Valle Occupato in The plot is the revolution di Motus, dentro una mappa scomposta delle lotte di artistx e lavorat^ dello spettacolo arriva all’occupazione del Globe Theatre a Roma del 2021 in piena pandemia, e poi ancora uno sguardo su come la performance crea e riscrive lo spazio pubblico, l’indagine – affettiva, amorosa – sull’efemeralità delle vite e degli archivi queer.
È una raccolta notturna, fatta vagando, quando i fiori piano si schiudono. L’incontro accade all’interno di Material Voices: Feminist genealogies of the work of making exhibitions, un programma pensato dal gruppo di bulegoa che indaga le pratiche curatoriali e il lavoro delle donne dai '70 a oggi. C’è ascolto, cura, attenzione. Ci confrontiamo su assonanze e diversità tra l’Italia e i Paesi Baschi, sull’intensità delle politiche radicali e di movimento che hanno attraversato entrambi i paesi, di come ora a Bilbao sia impossibile pensare di occupare – solo pochi spazi resistono, tra i moltissimi che c’erano.

Finiamo, inizia l’azione sonora di Itziar e Myriam. Stiamo, tra il dentro di bulegoa e la strada, le lattine di birra in un secchio con ghiaccio, tra l’italiano e il castigliano, mentre in un altro secchio Silvia e Leire sciolgono la colla per il poster, e Miriam e Itziar discutono su dove attaccare il poster. Partiamo, secchio e pannelli, una trentina, scendendo le scale del barrio. E dopo il ponte, vicino all’acqua scegliamo il muro.

Torniamo su, al bar, ancora insieme. Le ragazze di bulegoa hanno organizzato bevuta e comida. Mangiamo tortillas, beviamo vino e cerveza. Avvertiamo l’aria viva della scena di Bilbao, ci raccontano di come funziona, delle trasformazioni politiche degli ultimi anni. L’arte e la cultura sono molto sostenute e finanziate, ci raccontano, anche se Bilbao è governata dalla destra, una destra moderata, che concede qualcosa sul piano dei diritti civili ma in termini di politiche economiche e di welfare è pienamente liberista. Dopo la fase di deindustrializzazione si è investito molto sulla cultura. Negli anni Novanta c’era ancora pochissimo, il terrorismo ancora attivo, molte di loro sono andate fuori – a Londra, a Berlino – a studiare, a lavorare. Poi però sono tornate, e hanno aperto spazi, condiviso i saperi accumulati, riportato qui le loro relazioni e le loro reti. Ci raccontano della transizione dal franchismo, che è stata lenta, e non compiuta. Come in Italia, forti sono state le continuità dentro i sistemi di potere – la Spagna, secondo loro, è un paese profondamente di destra. Ci raccontano del terrorismo indipendentista dell’ETA / Euskadi Ta Askatasuna, di com’era vivere qui, e di come fino alla tregua del 2006 – tra mille contraddizioni – questa presenza abbia in qualche modo arginato la presa capitalista sulla città. Gli raccontiamo che per noi, dall’Italia, nei movimenti, la lotta basca era un simbolo, che c’è un centro sociale a Torino che si chiama Askatasuna. Loro hanno il mito politico dell’Italia e dei conflitti, noi dei Paesi Baschi. Ridiamo. Ora è diverso, un po’ ovunque.

Parliamo della strage di migranti a Melilla il 25 giugno, dell’esternalizzazione della frontiera e della violenza sui confini, di come la presenza anche di partiti di sinistra come Podemos al governo non abbia minimamente scalfito le politiche migratorie repressive e i respingimenti. Anche qui, sentiamo tutte le affinità. Il giorno è lunghissimo, un crepuscolo dolce e senza fine, che prolunga lo stare assieme.

----Hong Kong

ore 19:27 CEST. Arriva un messaggio sulla chat. Da aprile, dopo gli scatti, Rebecca e Kee Hong avevano individuato un luogo per l'affissione – affiggere il poster liberamente su un muro nello spazio urbano non è più possibile a Hong Kong, troppo pericoloso in termini di segnalazione politica. L'idea dunque era farlo in collaborazione con PRÉCÉDÉE, uno spazio d'arte (privato) che ha una vetrina aperta sulla strada, che funziona dunque come uno spazio pubblico, H24. Un altro modo per aggirare la censura, e tenere i lavori il più possibile accessibili.
Ma, dati i contenuti del lavoro, PRÉCÉDÉE non se la sente di collaborare – il rischio è l'accusa di violare le leggi sull'oscenità in pubblico. Gli spazi artistici – ci spiega Kee Hong – stanno diventando sempre più timorosi, l'atmosfera politica è molto pesante. Propone di pensare alla possibilità di affiggerlo in uno spazio al chiuso, o in spazi legati al sesso. Dobbiamo rimandare. Fare altre ricerche.

----Berna / Berlino

Va-Bene porta una guerrilla performance davanti all'ambasciata del Ghana in Svizzera per protestare contro la legge anti-lgbtqia+. Qualche mese prima, in febbraio, amic^ e solidal^ avevano portato il poster di Va-Bene davanti all'ambasciata del Ghana a Berlino in forma di protesta. 

----Hamburg

Finiamo le prove prima, e andiamo alla manifestazione dell'8 marzo. in centro ad Amburgo. Ci porta Lara, del gruppo curatoriale di Kampnagel, che è anche un^ attivista. Finalmente, torniamo in piazza. Sento al telefono le amiche^ da Roma, dicono che il corteo è bellissimo. Le voci di qui e di lì, per un attimo, si mescolano.


Andando verso il Rote Flora, spazio occupato dove ci sarà la festa, ci fermiamo in un altro squat per strada, dove ci danno da mangiare una minestra calda. Preparano il cibo così, per condivisione.

-----Bilbao

Per l'8 marzo, il collettivo di bulegoa prende parte alla giornata di azioni e incontri con il contributo di Itziar Markiegi e Myriam Rzm, le artiste che collaboreranno con SO IT IS a luglio nel programma Material Voices. Itziar Markiegi a.k.a. Jana Jan, è artista, fumettista, noisemaker e performer transdisciplinare + Myriam Rzm è percussionista, creatrice, performer e sperimentatrice del suono.

Gora borroka feminista, gaur eta beti!

File video

 

 

----Hamburg / Hong Kong / Roma / Milano

Call con Rebecca – insieme a Kee Hong hanno affittato uno studio per scattare l'immagine. Lavoriamo insieme a distanza mentre Rebecca è in sala, per circa un'ora – per noi mattino presto, per loro sera, cercando di allineare i fusi orari. Rebecca prova posizioni, forme, ci diamo indicazioni, suggerimenti. Noi siamo a Hamburg per una seconda residenza a Kampnagel, Paola a Roma – Valla segue tutto da Milano: l'immagine che Rebecca ha in mente è piuttosto complessa e stratificata, dunque Valla partecipa anche a questa fase del lavoro. Nei suoi lavori Rebecca usa spesso le corde – in un attimo intreccia e annoda, con estrema perizia, e leggerezza.
A Hong Kong prosegue il lockdown, senza allentamenti. Qui, in Europa, la guerra va avanti.

----Ghent, Belgio

Siamo al Vooruit per la residenza di un nuovo progetto, The present is not enough. Lavoriamo sui battage, sullo scambio di sesso non a mezzo denaro negli spazi pubblici, su una certa maschilità gay e da forme di relazione da ci – in quanto donne* e lesbiche – siamo escluse, di una postura dei corpi di cui non abbiamo fatto esperienza e che nei nostri occhi può diventare utopia, su come creare futuri possibili in scena, su un archivio di scatti immagini frammenti e spettri della scena dei Piers degli anni Ottanta, a New York, sul balugino di mondi (parola che Nina ci ha regalato), che è anche il baluginìo delle acque nere e torbide dell'Hudson, di quel tutto pieno prima della perdita, che allora arrivò nella forma dell'epidemia di AIDS, di quel tutto piene che è un passato che ridiventa un futuro, su una notte calda piena di sconosciutx, sul desiderio struggente, sul queer che non è ancora qui, su affioramenti e intensità senza nome. Lavoriamo ptra le parole e le immagini di David Wojnarowicz, José Esteban Muñoz, Samuel Delany, Olivia Laing, Peter Hujar, Alvin Baltrop, Jack Halberstam e altrx. Siamo con Ondina, Fede, Gabriele, Giacomo – Tony arriverà la prossima settimana. Nina viene da Bruxelles i primi giorni in cui siamo da sole, insieme facciamo una lezione con lx studentx di Kask.

Mescoliamo corpi, desideri, frequenze che arrivano da altre temporalità. Immaginiamo i capannoni abbandonati, gli edifici che crollano, la luminosità dei corpi nel sole, spazi urbani liberi e selvatici. 

All'alba del 24 febbraio, la Russia invade l'Ucraina. Scoppia la guerra. Il mondo come l'abbiamo conosciuto in questi decenni, in Europa, sembra sul punto di collasso.

––––Roma / Bilbao / Hong Kong / Etna

Arrivano notizie allarmanti da Hong Kong – i contagi sono in rapida crescita, si teme che gli ospedali non siano in grado di far fronte all’ondata, le persone vaccinate over 80 non sono molte e i reparti sono già oltre il 90% della capienza. Sono a rischio gli approvvigionamenti di cibo fresco, molti veicoli commerciali sono stati fermati sulla terraferma perché i conducenti sono risultati positivi al covid. I media europei riportano di masse di persone che scappano da Hong Kong cercando di attraversare il confine con la Cina. Scriviamo a Kee Hong – ci risponde che stanno bene, ma le restrizioni si fanno sempre più rigide, e non è escluso un lockdown totale della città. Nel frattempo, ogni minuto potrebbe scoppiare una guerra ai confini est dell’Europa. Putin/Biden giocano al rialzo sull’Ukraina, forse bluffano, ma quante guerre sono scoppiate per un giro di poker finito male? Una specie di ebollizione che ci tiene inquiete. Sullo schermo e dalle foto postate dallx amichx, guardiamo le eruzioni dell’Etna, ormai al terzo giorno consecutivo. Giovedì durante l’eruzione notturna si sono verificati fenomeni anomali, una tempesta vulcanica che ha provocato anche fulmini, una fontana di lava e una nube di cenere di circa 10 chilometri. Nel pomeriggio facciamo una call con Bilbao, con Leire, Beatriz e Miren – ci confrontiamo su come far ricadere il progetto nel contesto specifico di Bilbao e spagnolo in generale, , se è possibile trasformare il corpo in un corpo collettivo, su quale può essere lo spazio della città. Ci raccontano che nonostante un certo femminismo sia diventato mainstream, è molto diffuso un odio TERF. La vicepremier Carmen Calvo, esplicitamente contraria al riconoscimento delle identità di genere, ha annunciato una legge anti-prostituzione, per contrastare il sex work anche nelle sue forme più libere e autodeterminate. Si è opposta alla Ley Trans proposta dalla ministra dell’Igualdad Irene Montero, di Podemos, che fa parte del suo stesso governo. La Ley Trans – che è poi passata nel marzo 2021 – sostiene l’autodeterminazione di genere, garantendo i diritti delle persone trans e non-binarie, anche rifugiate e migranti in situazione irregolare, e ha demedicalizzato i protocolli di transizione. Nonostante questo, ci racconto, il discorso sulle “donne vere” è molto diffuso e ha molta presa.

–––Kumasi / Roma / Berlino

Sabato scorso Va-Bene ha preparato e installato il poster – lo spazio scelto è una ferrovia abbandonata, proprio dietro il PerfocraZe International Artist Residency -p IAR, lo spazio di ricerca e di residenze che Va-Bene cura. Passerà da lì, attraversando i binari della ferrovia, chi arriva per la festa.

Dal pomeriggio inizia la LOVE fEAST 2022, fino a notte – la festa è una cena annuale, segna la celebrazione del nuovo anno, della rinascita e dell’amore selvaggio. È un momento aperto a tuttx per mangiare e bere insieme, ascoltare musica e danzare, ascoltare storie, conoscere lx artistx in residenza e i loro lavori. Ci sono lx artistx in residenza e centinaia di persone arrivate via via. Mentre la festa è in corso, Va-Bene ci scrive in chat: "the poster was torna down at 5:56pm", il poster è stato vandalizzato con lancio di bottiglie e sassi, uno squarcio nell'immagine. Ma – alla festa sono/siamo in centinaia, tutto potentissimo.

In solidarietà, Va-Bene ha invitato colleghx e compagnx a scattare foto con lei vicino al poster. In Ghana in questi giorni è in discussione una pesantissima legge contro le persone lgbtiq+, che aggraverebbe ancora di più la situazione, criminalizzando ogni identità considerata non conforme. Gli attacchi omo/transfobici si sono moltiplicati, e tutte le comunità si stanno attivando da mesi – oggi il poster di Va-Bene arriverà a Berlino, davanti all'ambasciata del Ghana per protestare. Network complici e amorosi e determinati che si attivano.


 

–––Kumasi

Oggi è il giorno – tra preparativi della festa, bonifici da Europa a Ghana che non funzionano, mille messaggi scambi telefonate e molti cuori nell'etere...

Va-Bene Elikem Fiatsi [crazinisT artisT] // Kumasi per SO IT IS_project. Molta emozione, a distanza, ma nei corpi.

Qualche sera fa Va-Bene ci spiega che cosa significa la scritta –– Anyie Ne Nye è nella sua lingua madre e significa "You are Clay / Tu sei argilla".
Ci scrive in chat poco dopo:

Clay as earth
So it is believed in many regions that humans are made from clay
Our common ancestry

File video

–––Torpignattara / Bangladesh / Kumasi

{dove si parla di trasferimenti di denaro tra continenti e di cose che diamo per scontate ma non lo sono affatto}.
°ore15:00_Ci sentiamo con Va-Bene per il pagamento. Pensiamo di fare un bonifico via banca, ma ci dice che con il Ghana il trasferimento impiega molti giorni, e a lei serve velocemente per la produzione del poster. Proviamo allora con Mobile Money, i pagamenti online sono i più veloci, ma non funziona. Insistiamo con MTN Mobile, ma niente, poi con Western Union online, niente again.
°ore 16:30_ Scendiamo in strada, alla ricerca di un punto Western Union, arriviamo a quello di Torpignattara. Il ragazzo che gestisce il servizio, Sarwar, è superpreparato, mentre segue il nostro caso contemporaneamente dà assistenza ad altre persone, dai servizi online e transfer vari all’assistenza telefonica in italiano per chi deve cambiare il piano tariffario del telefono ma appunto non conosce bene la lingua. Parla lui al telefono al posto loro. Ci sconsiglia Western Union, si tengono più tasse di altri ci dice, e ci propone di provare con Ria Money. Niente. Infine troviamo il servizio giusto, MoneyGram. Silvia fa il trasferimento a nome suo, proviamo, ma niente, fallisce. Sarwar ci spiega che dall’Italia verso il Ghana non funziona se lx mittente è di nazionalità italiana. Ritentiamo, nulla. Sarwar ci propone una soluzione: per x euro (pochi) chiama un suo amico ghanese che arriva lì e mette a disposizione i suoi dati. Prova, non lo trova – allora propone di fare così:  fare un transfer della somma a lui, e lui li rigira a Va-Bene. Funziona, dal Bangladesh al Ghana si può. È tipo campione di problem solving, Sarwan, stando lì un’ora e passa capiamo la quantità di deliri che lui e le persone migrate e senza condizioni stabili – di cittadinanza, di conti correnti, e le cose sono collegate – si trovano ad affrontare per fare anche semplici procedure pratiche. Un enorme quantità di tempo e di energie. Mentre aspettiamo, Sarwan ci racconta che in Bangladesh lavorava al Ministero della Cultura.
°ore 17:48_Sembra che tutto sia arrivato a destinazione, lo salutiamo e andiamo a casa.
°ore 18:30 [ora italiana]_Videochiamata whatsapp di Va-Bene: sta arrivando alla banca, ci ha messo un’ora e mezzo per attraversare la città. Arriva, ma l’ufficio è chiuso.

Torna il giorno dopo, anche se nel pieno dei preparativi della LOVE fEAST. Alla sua banca scopre però che non può prelevare l’intero importo, perchè supera un massimale. Va in un altro ufficio – qui non la conoscono, e le fanno problemi rispetto al nome del documento e la sua identità; del resto, non è che uno degli infiniti micragnosi problemi che le persone trans affrontano quotidianamente.
Telefoniamo a Sarwan – nel digitare, ha fatto un errore di trascrizione. Lui però è a casa, apre l’ufficio più tardi. Noi disperate a Roma, Va-Bene disperata a Kumasi, alla fine Sarwar dice ok, provo a farlo da qui. E in effetti, risolve tutto.
Ci rimane in mano la ricevuta che ci ha lasciato – strappata a metà, perché nella parte di sinistra ci sono i suoi dati.

–––Hong Kong / Napoli / Roma / Bologna

È stata emanata un’ordinanza per abbattere 2000 criceti, ci racconta Kee Hong. Quelli acquistati dopo il 22 dicembre 2021 – si sospetta che possano trasmettere il virus da animale a umano. Intanto, clandestinamente, si stanno organizzando gruppi online per cercare di nascondere gli animali e salvarli. Gli abbattimenti sono già cominciati.
La policy è zero covid, a Hong Kong sono tornati di nuovo in un lockdown molto rigido: scuole e palestre chiuse, i ristoranti aperti fino alle 18:00, molti i voli limitati, i parchi giochi sono sigillati con nastri adesivi. Eppure il numero dei contagi è piuttosto basso, una 20ina al giorno.
Questa mattanza delle bestioline ci appare come un segno inquieto. Ma ci abituiamo a tutto, ci sembrerà tutto sommato ragionevole tra un po’.

 

Rebecca e Kee Hong ci raccontano dell'immagine che vogliono creare. Rebecca vuole creare una specie di talismano – nella tradizione religiosa cinese è un foglietto  con iscritti dei segni, delle parole che qualcunx al tempio scrive per te sulla carta, a seconda delle richieste (matrimonio, salute, esami, ...). Spesso però le parole sono illeggibili, scritte tutte intrecciate, più come il disegno di una cosmologia. I talismani di carta vengono conservati poi in una tasca, o nel portafoglio, o in una borsa – tenuti con sé, vicino al corpo. Spesso le persone bruciano i pezzetti di carta, sciolgono le ceneri nell'acqua o nel tè, e li bevono. una vera e propria incorporazione delle parole magiche. Quando ero piccolo – ci racconta Kee Hong – facevo sogni molti brutti e mia madre me ne ha dato uno da bere. Gli incubi scomparvero.
L'immagine dovrebbe richiamare un talismano, reinventandolo – un talismano pubblico, urbano. Può un poster affisso nella città di HK avere il potere di un talismano? Così da avere un potere di protezione sulle persone di Hong Kong, in questo momento così critico. 
Rebecca vuole lavorare sul suo corpo infestandolo con le immagini di divinità femminili cinesi, di demoni e di mostri, che spesso hanno una funzione protettiva. In particolare la Goddess of Mercy / Guanyin (觀音) che nelle storie della cosmologia stava per diventare un buddha ma decide di rimanere sulla terra, nel corpo, di non trasferirsi nel Nirvana. È una divinità che cambia sesso, nella cosmologia cinese è la prima presenza trans, una vera e propria dignità trans. 
Pensa alla location dello scatto, vorrebbe farlo in un bosco di bambù fuori dalla città. Ragionando insieme, pensiamo che il corpo a sagoma ritagliata possa essere un layer, e lo sfondo di bambù un altro layer.

–––Napoli / Kumasi / Roma

Call con Va-Bene. Ci racconta il progetto – un scatto del suo corpo nudo, a riposo, in bianco e nero, con una scritta che è scritta proprio sul corpo, dentro il corpo. Ci propone una data, sabato 29 gennaio: è un momento molto speciale per il suo spazio, è una giornata di festa e di raccoltaLove FEAST 2022 è una cena annuale per promuovere l'ospitalità, le reti comunitarie, le relazioni umane tra artistx, famiglie queer e comunità locali. Segna la celebrazione del nuovo anno, della rinascita e dell’amore selvaggio. È un momento aperto a tuttx per mangiare e bere insieme, ascoltare musica e danzare, ascoltare storie, conoscere lx artistx in residenza.

File video

 

 

--- Chile / HK

In Cile vince la sinistra di Gabriel Boric, contro il candidato di destra, ultraconservatore e filo-Pinochet. Le prime parole che ha pronunciato sono state in lingua mapuche – la coalizione raccoglie molte delle forze che hanno preso parte alle proteste sociali e antiliberiste del 2019/2020 contro il governo para-fascista di Piñera. Uno degli obbiettivi sarà abolire la costituzione del 1980 imposta da Pinochet durante la dittatura e scrivere una nuova carta. Il 19 dicembre, il giorno prima, si sono svolte le elezioni anche a Hong Kong, le prime tenute con la nuova legge elettorale: solo ai “patrioti”, ossia persone vicine al regime cinese e che sostengono il governo, è stato consentito candidarsi. La maggior parte dei partiti di opposizione è stata costretta a sciogliersi, nei mesi precedenti, con l’accusa di tentata sovversione. L’affluenza è stata del 30,2 per cento, il dato più basso in assoluto. Moltissimx attivistx e opposit^ che hanno preso parte alle lotte degli ultimi anni hanno lasciato o stanno lasciando il paese.

–––Kumasi (Ghana) / Roma

È il primo incontro con Va-Bene: si collega da Kumasi, ha una rete traballante che va e che viene, e lei si sposta continuamente per trovare il punto di connessione. È in canottiera, fa caldo. Ride, è entusiasta della proposta e ci contagia. Ci racconta del suo lavoro e dello spazio che ha creato, di residenze e di produzione. Ma anche un luogo di incontro per pezzi di comunità lgbtq+ di Kumasi. In Ghana, ci racconta, ci sono lasciti coloniali ancora molto forti, che agiscono soprattutto sul piano religioso – il cristianesimo genera paura, panico, paranoia diffusa, una specie di ipnosi.

L’omofobia è ovunque, e legittimata – il parlamento sta discutendo un disegno di legge anti-lgbtiq, promosso da associazioni e gruppi religiosi; già adesso l’omosessualità è illegale e punibile con il carcere, ma la legge sancirebbe una situazione di vera e propria criminalizzazione delle persone gay, lesbiche, trans, non binarie e altre identità, con pene fino a 10 anni. Diventerebbero illegali e punibili tutte la pratiche sessuali non eterosessuali e considerate fuori norma (sesso orale e anale, uso di sex toys), le manifestazioni d’affetto, iniziative e festività pubbliche, verrebbero interrotte le procedure mediche di transizione già in corso, e previsto il “riallineamento di genere” per le persone intersex. Da marzo, quando si è iniziato a parlare del disegno di legge, gli attacchi di violenza contro persone lgbt/queer sono aumentati esponenzialmente.

I suoi lavori, ci dice Va-Bene, prendono forma in questo ambiente, e lo affrontano. Conosce bene il contesto religioso, fa parte del suo background. Eppure, ci dice, a differenza della rappresentazione  occidentale dell’Africa come spazio uniforme, sono molti i gruppi etnici che celebrano l’omosessualità e le diverse identità sessuali – l’omofobia è un lascito tutto coloniale. (Del resto, basti pensare all’Inghilterra dell’Ottocento e al clima violentemente persecutorio, durato fino a metà Novecento, e il quadro è chiaro).

Parliamo della traduzione. Ci sono circa 200 lingue diverse in Ghana, e lei sta lavorando anche con le università per progetti di traduzioni multipla.

E poi, ci racconta la storia del suo nome.

–––ore 10:00 Hong Kong / Roma

ore 10. Primo incontro con Rebecca Wong Pik Kei sul progetto. Rebecca è una danzatrice e coreografa di Hong Kong, il suo contatto arriva da Keehong, che conosce il suo lavoro da tempo e propone di coinvolgerla. Rebecca lavora sul corpo e i suoi stereotipi, sul desiderio e sulla sessualità, anche in maniera molto esplicita. https://wongpikkei.wixsite.com/wongpikkei

Parliamo della situazione politica a HK, della libertà limitata, di come sta cambiando il clima per le donne.

E poi ci fa un racconto, che afferriamo solo in parte e a pezzi per via della lingua e che ci rimane dunque meravigliosamente oscuro, di una camminata in montagna, di quando si sono messx nudx, e della gente che guardava dalle alture del bosco. Di uno sguardo maschile che consuma.

 

–––ore 11:30 Roma / Bilbao

call con Leire Vergara – ci siamo conosciute mentre lei era a Roma, in residenza all’Accademia di Spagna, incontrate più volte grazie a Giovanna Zapperi che ha creato connessioni, e poi abbiamo iniziato a chiacchierare e scambiare idee. A Bilbao, insieme ad altre artiste/studiose, ha aperto uno spazio indipendente – Bulegoa Z/B, nel barrio di Solokoetxe. Uno spazio piccolo, ci racconta, in cui si incrociano diverse pratiche artistiche e di ricerca, a partire dalle differenti provenienze delle fondatrici: danza, coreografia, scrittura, curatela, sociologia. Condividono un approccio femminista e decoloniale, e lavorano cercando di sviluppare pedagogie critiche, saperi situati e metodologie collaborative. Organizzano residenze, scambi, produzioni. Leire è molto vicina alle esperienze di attivismo e alla scena indipendente, e ha presente anche le lotte de^ lavorat^ cultural^ in Italia e il movimento di occupazioni degli anni Dieci. Ci raccontiamo un po’ di cose, intrecciamo fili – tra ricerca militante, femminismo, pratiche radicali. Sarebbe bello portare SO IT IS a Bilbao, iniziamo a pensare come. Ci parla di un programma che organizzano a giugno, Material Voices, che raccoglie incontri, istallazioni e performance in un contesto aperto, di incrocio di pratiche, inventando formati.

https://bulegoa.org

–––Torino / Hong Kong / Sao Paulo / Belém / Roma / Bologna

Abbiamo fissato un incontro per presentare Berna e Rachel a tutto il gruppo di lavoro –– ma poco dopo aver iniziato, Berna interrompe la riunione, scoppia a piangere, sua figlia non sta bene, è molto preoccupata, anche per la situazione sanitaria generale, non riesce a seguire il progetto. Ci diciamo: questo progetto è costruito proprio sull’impossibilità di lavorare insieme e programmare in questo momento pandemico, ma provando comunque a fare insieme. Decidiamo di rimandare, di prenderci tutto il tempo necessario, di prenderci cura di tutti gli inciampi.

[Tutta la giornata in effetti è un inciampo: anche l’apertura della mostra per cui stiamo lavorando a Torino è stata rimandata].

---Brasilia / Roma

Bolsonaro è accusato di crimini contro l’umanità per la gestione della pandemia, che in Brasile ha provocato 606.000 morti, il bilancio più alto al mondo dopo gli USA. La commissione d’inchiesta del Senato ha approvato il rapporto finale, che ipotizza – altri ai crimini contro l'umanità – altri otto reati gravi:
_violazione delle misure sanitarie
_ciarlataneria medica
_istigazione a delinquere
_epidemia con esito fatale
_falsificazione di documenti
_impiego irregolare di denaro pubblico
_prevaricazione
_attentato alla dignità del mandato.
Nella stessa giornata, Bolsonaro ha difeso il giocatore di pallavolo Mauricio Sousa licenziato dal suo club per un post omofobo, ironizzando: “Oggi tutto è omofobia, tutto è femminismo”.

°pomeriggio_ In Italia, il Senato blocca con voto segreto il progetto di legge Zan per il riconoscimento del reato di omo/lesbo/bi/transfobia. Al momento dell’annuncio dell’esito della votazione, il centrodestra applaude ed esulta tra i banchi.

 

---Roma / Berlino / Sao Paulo / Belém

°ore 18:00 (orario italiano) | skype call con Rachel e Berna. Vediamo il lavoro di Berna, ci piace moltissimo. Parliamo in italiano. Parliamo della città, della città come scena. Fosse in Italia – si chiede Berna – dove vorrei metterlo il poster? Forse a Firenze, vicino a David di Michelangelo, io con il mio corpo – “tette e palle” – in rapporto con quel corpo che a lungo è stato considerato il corpo perfetto. A Belém invece: forse avrebbe senso metterlo nel mercato Ver-o-Peso Belém, il più frequentato e pieno della città, dove sono presenti i corpi quasi nudi dei lavoratori. Mi interessa – dice Berna – la possibilità di una connessione con persone che non sono mai state in una galleria; o. al contrario, persone che sono sempre state in una galleria, come nel caso di Firenze. Connessione con corpi diversi.

 

°ore 9:52°_Amnesty International annuncia che chiuderà i suoi uffici a Hong Kong a causa della minaccia posta al personale dalla legge sulla sicurezza nazionale che Pechino ha imposto alla fine di giugno del 2020.
----> https://www.amnesty.it/amnesty-international-annuncia-la-chiusura-dei-suoi-uffici-a-hong-kong/

---Hong Kong / Torino / Bologna / Roma

°ore 11:30 [ora italiana] | skype call. Parliamo del progetto, come procedere, come trasmetterci presenza a distanza, come modulare a seconda dei diversi contesti. Come addensare comunità/collettività intorno all’azione. Un punto su tutti: la questione della traduzione. Vorremmo che via via il sito venisse tradotto in tutte le lingue parlate dallx partecipanti – italiano, portoghese brasiliano, cinese, oltre all’inglese. Passare dalle molte lingue, senza fissare una lingua principale di riferimento. È un posizionamento politico, e poetico. Nessuna lingua universale,

Sullo strappo, Kee Hong dice – è un gesto di violenza, ma al tempo stesso è il segno che la conversazione è in corso.

ore 11:53  –––Roma, Ponte di Testaccio

[messaggio whatsapp di ilenia a silvia]

Un amico, Federico Primosig, ci racconta che lì, proprio a Largo Marzi, era stato ammazzato un fascista. Lui passava per caso, a correre sul lungofiume, e aveva visto il corpo. La scritta sul muro lo ricorda.
Subito a fianco dell’ingresso, sulla destra, tra gli alberi, si stende il campo rom. Quel che ne rimane. Anni fa era fitto di roulotte e baracche, tutto lungo gli argini del fiume; sgomberato più volte, puntualmente rifiorisce, più piccolo, più nascosto, quasi invisibile. Lo spazio del fiume è del resto tutto un mondo parallelo che pullula di vite –– la vegetazione che cresce come selvatica dà rifugio a brandine, materassi, fornellini, sedie, coperte, tende. Ospita e nasconde.
Decidiamo di non riattaccarlo – la città è viva, reagisce.

 

°ore 14:30–––Short Theatre

Nello spazio della tettoia allestito da Cheap si svolge l’assemblea aperta organizzata da RISP, sindacato autorganizzato. Aderisce anche Il Campo Innocente, il collettivo di cui facciamo parte. È un cerchio largo di sedie, ci ritroviamo dopo molto tempo, dopo aver occupato tuttx insieme il Globe Theatre ad aprile – molte delle tecniche e dei tecnici che lavorano a Short Theatre fanno parte di RISP. La situazione nel mondo dell’arte e della scena non è cambiata: nessun tipo di welfare, molta precarietà, pochi finanziamenti, istituzioni obsolete. Tutto aggravato dallo scenario pandemico. Ci diciamo che è stato difficile in questi mesi portare avanti le lotte, che la ripartenza ci ha obbligatx a una velocità raddoppiata nel lavoro, spesso a condizioni peggiori. Uno dei temi che discutiamo è come riuscire a riprendere lo spazio pubblico nella fase postpandemica – tornare ad occupare con i corpi lo spazio, nella sicurezza e nella cura dei corpi di tuttx, soprattutto quelli più esposti e più fragili. Leo racconta che il poster con l’immagine di Lola è stato strappato, e che il giorno prima la performance in piazza di Amanda Piña, Frontera / Procesión - Un ritual del agua è stata disturbata da un gruppetto di destra, più o meno organizzato. Lo spazio pubblico è la questione, concordiamo, lo spazio pubblico è sempre meno accessibile e sicuro – almeno per noi.

Qualche settimana dopo (9 ottobre, di sabato) in piazza del Popolo un corteo No Vax si trasformerà in un raduno neo-fascista, culminato con l’assalto alla sede della CGIL. In Italia si torna a parlare delle molte organizzazioni neofasciste e xenofobe, che spesso si strutturano in maniera carsica per poi tornare alla luce in maniera improvvisa e violenta. Come se – ogni volta da capo – fossero fenomeni nuovi e sconosciuti. Ma sappiamo bene che così non è.
Chi occupa lo spazio pubblico?

–––ore 19:00 Roma, Short Theatre

Si inaugura. So It IS #Roma e Reclaim your future. Lola Kola suona e sopra, qualche volta, canta – ha un bellissimo luccicante scivoloso abito di paillettes azzurre. 
Sentiamo la forza di essere lì, con i corpi. Delle relazioni che si intrecciano e si stratificano; alcune, antichissime.

––Roma, Short Theatre

Da Bologna arriva tutta la crew di Cheap con il poster stampato – lo attacchineranno loro, sono a Roma per preparare l’istallazione nella tettoia della Pelanda, RECLAIM YOUR FUTURE. Stanno rivestendo i muri della tettoia con l’oro delle coperte isotermiche da primo soccorso. Metri quadrati e metri quadrati di luccichìo. Il giorno prima hanno parlato con le/gli abitanti abituali: quando non c’è il festival, sotto la tettoia dormono famiglie senza casa, anche bambinx. Sopra, pendono le bandiere create da artistx, a partire da propri desideri e rivendicazioni. Ci vediamo al mattino, a colazione, per vedere insieme il poster e fare un sopralluogo. C’è il sole, molto caldo. Apriamo il poster e lo stendiamo a terra: è bellissimo. Eli inizia a ritagliare con il temperino – lasciamo un piccolo bordo bianco che stacchi dal muro. Va a mano libera, un tratto preciso, esperto.

Prepariamo la colla, decidiamo di attacchinare subito – meglio farlo di giorno, col sole, così sembrerà normale. Siamo Eli, Flavia, Sonia, Piersandra, Paola e noi due. Secchi scala e scope. Nel sole, ridiamo.

 

––ore 15:23 (ora italiana) Sao Paulo

mail di Rachel:

“Carissime Ile e Sil, Paola,
ho pensato molto al vostro progetto e sono convinta di proporvi Berna Reale come artista, vi mando alcuni link. È una artista visiva e perito forense di mestiere, ha un lavoro fortissimo sulla violenza e il corpo feminile. Ha esposto in molti paesi, anche alla biennale di venezia e di recente a Milano presso il Padiglione di arte contemporanea. Allego qualche immagine qua [...]. Non vive a Sao Paulo, è pure lei della regione amazzonica (Pará), non la conosco di persona ma abbiamo una grande amica in comune [...], quindi sarebbe facile raggiungerla e avere una risposta al piu presto.
Ho pensato che pure se me avete chiesto Sao Paulo come riferimento sento la cittá non solo indebolita ma anche ancora spinta a questa bugia di essere il centro del paese, creativo, economico, che è anche di una arroganza che non ci serve in questo momento. Perché il centro è piu che mai immobile, la periferia invece gira. Le questioni che coinvolgono la natura, l'ambiente, le popolazione al di fuori del sistema capitalista di sfruttamento (perche eliminate, che vivono sotto la soglia della povertá -  o per scelta come nel caso dei popoli originari), le donne, le persone nere, corpo|neuro-diverse sono pezzi rotti di uno stesso specchio, questo paese e gli iconici chiché che ne sono immagine.
Vi lascio tempo per leggere queste parole buttate un po a getto, ma venute da idee che mi hanno abitata da quando ci siamo sentite e tra una cosa e l'altra, aspetto le vostre notizie con un abbraccio forte forte forte.....
Rachel"

–––Fabriano (residenza motus) / Roma

Continuiamo a ragionare sulla questione del muro – se posizionare il poster su un muro libero attacchinando senza permessi oppure affittare uno spazio pubblicitario. Ore 12:23: Piersandra ci scrive che hanno fatto delle verifiche secondo le misure del manifesto  e non è possibile procedere con le bacheche comunali. Sarà un muro, dunque. Vorremmo uno spazio che non fosse immediatamente riconducibile al festival, escludiamo l’ingresso principale della Pelanda. Un luogo più selvatico, di passaggio, anomalo. Scegliamo – tutte insieme – l’ingresso opposto, che apre verso Ponte Testaccio. È l’ingresso dell’università, Architettura di RomaTre, e il bar Tevere è posto di ritrovo di studentx.

Passando, la notte, in macchina, il muro illuminato dai lampioni si muove come una lunga carrellata.

–––Roma, sul tram 5 / Bologna (?)

Piazza di Porta Maggiore. Telefonata di Silvia con Valla: le gambe del cavallo di Lola non vanno bene. Da provare un’alternativa, se la qualità regge. Erano mesi che non prendevamo mezzi pubblici. Il tram è popolato ma vivibile – come sempre sulle line 5 / 14 che dai sobborghi est della Prenestina portano verso il centro, la popolazione è mista, meticcia. La sera soprattutto i mezzi sono affollatissimi, soprattutto persone migrate che tornano dal lavoro nei quartieri del centro, stanchissime, mescolate agli abitanti nativi dei quartieri di Prenestino, Collatino, Centocelle.

 

–––Hong Kong

un giovane di 24 anni è stato condannato per incitamento alla secessione e terrorismo per avere partecipato alla manifestazione del 1° luglio ad HK. È la prima condanna dopo l’introduzione della legge di sicurezza nazionale imposta da pechino.

 

––Roma / Salisburgo

sentiamo Piersandra tramite messaggio vocale: è a Salisburgo, stasera ha la premiere di Don Giovanni. Propone di vederci a Roma, mercoledì o giovedì. Che ha delle idee di cui vuole parlarci: un attacchinaggio notturno o forse un’azione visibile sui muri.

-––Santarcangelo / San Paolo

Skype call con Rachel. Sono le 15 da noi, da lei le 10 del mattino. Il festival è appena iniziato, Futuro Fantastico. Le chiediamo come va lì, abbiamo sentito di manifestazioni che si moltiplicano in tutto il Brasile, le procedure per l’impeachment che vanno avanti. Ci dice di N., di quanto le manca, che verrà in Italia in autunno. Di un nuovo progetto collettivo che sta seguendo, Ogni estinzione è per sempre, è entusiasta del lavoro, e del festival in preparazione. Ci dice che i contagi stanno aumentando, che il sistema sanitario è al collasso, che moltissime persone non hanno accesso né ai vaccini né alle cure mediche, soprattutto nelle favelas, persone nere, indigene, povere. Dice che Bolsonaro è un assassino. Dice che è stato appena ricoverato in ospedale perché ha il singhiozzo ininterrottamente da 10 giorni. Ridiamo. Speriamo nel singhiozzo. Sui quotidiani si moltiplicano articoli sulle origini del singhiozzo, possibili cause, rimedi. Ipotesi sul singhiozzo come sintomo di malattie croniche o acute. Il singhiozzo è una contrazione del diaframma, uno spasmo respiratorio a glottide chiusa. È un fenomeno solitamente transitorio. Può accompagnare forme di pianto convulso. Quanto alle origini, alcun^ ipotizzano che possa essere un residuo di qualche riflesso primitivo, una memoria involontaria e antichissima della nostra fase anfibia. Di quando avevamo le branchie. L’organo si è estinto, ma il singhiozzo è rimasto per sempre.

Mentre le raccontiamo del progetto, a Rachel vengono in mente alcun^ artiste/^ che lavorano proprio sull’immaginazione sul corpo e nello spazio pubblico, non sono di San Paolo, ma pensiemo tutte che non sia un problema. Iniziamo a pensare ai tempi. Noi le raccontiamo di qui, delle difficoltà nel sistema artistico e culturale, della crisi economica che sentiamo arrivare.

Chiediamo a Lola una sua bio da pubblicare per il progetto. Mail da Lola:

Non si è mai capito cosa sia e cosa faccia Lola Kola.
È una donna, un uomo, una transgender, un bimbo, un giocattolo e una cavalla a dondolo da monta.
È stata una disegnatrice di moda, modella, attrice, prostituta, spacciatrice, tossica, cantante, icona pop e diva, una matta, senza voler mai essere nessuna cosa.
Le hanno consegnato una coroncina da reginetta, senza sprecare una sola lacrima di felicità, e la riconsegnerà, senza sprecarne una di tristezza.
Dopo anni di duro lavoro nelle aziende di moda come disegnatrice, è andata a tutte le feste e a tutti gli after possibili, ascoltando sotto cassa tutta la musica possibile, prendendo e bevendo tutto il possibile, raggiungendo il maggior numero di presenze possibili. E da li, che fotografi, registi e stylist hanno cominciato a volerla fotografare, recitare e avere nei video. Il suo unico gioiello rimane Sambaca, il video musicale di Alien Alien. Poche cose in tv, e meno al cinema, ma nemmeno lei ricorda i titoli, nè si è mai rivista
Ha cominciato un'avventura musicale con impy a u-kabarett, un insolito modo di mischiare le performance live, mischiando suoni dalle bande alla circo, alla musica da cabaret, fino alla tecno. Ma è intransigente, intrattabile e maleducata, e ai primi disaccordi è andata via. Adesso è impegnata nella festa evento più bella della capitale, TROPICANTESIMO, creata dal miglior dj di sempre, Hugo Sanchez. Durante la serata canta, l'unica attività capace ormai ad emozionarla e farle scendere una lacrima. Sui suoni più alti che ogni artista vocale, come lei stessa si definisce, desiderebbe intonare un canto, interpreta canzoni che vanno dalla bossa nova al punk, dal reggae alla cumbia.
Lola Kola è adesso questo, un nuovo suono senza genere, negli abiti fascinosi che crea per se stessa. Forse una rivoluzione, forse ancora una volta, una promessa non mantenuta.

––Roma / Amsterdam

°ore 14:27 messaggio vocale°__Siamo sedute al bar in Piazza Vittorio, e ascoltiamo un vocale appena arrivato da Silvia Bottiroli. Il giorno dopo, mercoledì, scatteremo la foto con Lola. Stiamo ragionando insieme su quale strumento usare, se un sito o instagram, per iniziare a lavorare su Queering Platform. Silvia B. ci spiega perché non si può fare un sito della piattaforma, sia per motivi di lentezze amministrative di un’istituzione così grande come il West Kowloom – approvazioni, passaggi, etc. –, ma anche perché ci sono controlli continui da parte della Cina sui contenuti prodotti a Hong Kong. Vengono controllati i siti e profili personali di artistx e curatrici e curatori, compresi quellx con cui stiamo lavorando. Con Silvia B. e Kee Hong cerchiamo una strategia di aggiramento: decidiamo di costruire un sito intitolato al progetto artistico, e non alla piattaforma, concepito come spazio autonomo. È il sito che state navigando.

…and so, dance dance dance!